E’ corretto chiedere la busta paga al candidato in fase di colloquio?
Quando si cerca un nuovo lavoro, è comune che i potenziali datori di lavoro richiedono l’ultima busta paga al fine di predisporre una proposta di assunzione. Attenzione: non è necessario avere la copia dell’ultima busta paga per predisporre una proposta o lettera di impegno all’assunzione. Allora perchè viene richiesta?
Leggi l’articolo che spiega i motivi e cosa fare per evitare questa richiesta che può risultare invadente.
La richiesta della busta paga: una pratica controversa
Nel processo di selezione del personale, la richiesta della busta paga ai candidati è diventata una pratica comune in molte aziende italiane. Tuttavia, questa abitudine solleva importanti questioni di privacy e di equità.
La busta paga contiene numerosi dati sensibili, come informazioni fiscali, trattenute sindacali, eventuali pignoramenti, dettagli su congedi per motivi di salute o familiari. Richiedere questo documento significa quindi accedere a un’ampia gamma di informazioni personali che vanno ben oltre la semplice retribuzione, configurandosi potenzialmente come un’eccessiva invasione della privacy del candidato, in contrasto con i principi del GDPR e della normativa sulla protezione dei dati personali.
Le motivazioni dei datori di lavoro
Perché le aziende chiedono la busta paga?
Raramente si tratta di un interesse a garantire la parità retributiva. Più frequentemente, purtroppo, l’obiettivo è quello di utilizzare lo storico retributivo come leva di negoziazione.
Conoscendo la retribuzione attuale, l’azienda può formulare un’offerta appena superiore (spesso solo del 10-15%) per risultare formalmente attrattiva, ma contenendo significativamente i costi.
Questo meccanismo contribuisce a una vera e propria immobilizzazione delle retribuzioni nel mercato del lavoro italiano: se ogni nuova retribuzione è ancorata alla precedente, diventa estremamente difficile fare “salti” significativi di carriera dal punto di vista economico, perpetuando eventuali situazioni di sottoretribuzione e limitando la mobilità sociale e professionale.
Verso un modello più equo di trattativa economica
Un approccio più corretto alla trattativa economica dovrebbe basarsi sul valore effettivo che il candidato può apportare all’azienda.
Il processo ideale prevede che l’azienda valuti le competenze dichiarate dal candidato, gli obiettivi che sarà chiamato a raggiungere, e calcoli di conseguenza una retribuzione adeguata e sostenibile per l’organizzazione.
Questo modello sposta l’attenzione dalla storia retributiva passata al potenziale contributo futuro, premiando le competenze reali e non l’abilità nel negoziare o la fortuna di aver avuto buone condizioni contrattuali precedenti.
Consigli dell’esperto: come gestire la richiesta della busta paga
In un mercato del lavoro in evoluzione, dove le aziende devono competere per attrarre e trattenere i migliori talenti, è fondamentale essere consapevole che il candidato ha una forza contrattuale.
Se ti viene chiesto di fornire questo documento, e non saresti d’accordo a condividerlo, ricorda che è perfettamente legittimo declinare gentilmente la richiesta, giustificando per motivi di privacy.
Ci sono alternative che puoi sottoporre, ad esempio comunicare mediante una dichiarazione scritta la tua retribuzione annua lorda o anche quella mensile, specificando il numero delle mensilità previste.
Consiglio: Imparate sempre a parlare di retribuzione lorda, non netta! Comunicare il proprio lordo mensile o annuo durante i colloqui dimostra professionalità e facilita una trattativa trasparente.
Come candidati, possiamo contribuire a cambiare questa cultura, rivendicando con gentilezza ma fermezza il diritto alla privacy e a una valutazione basata sul merito e sulle competenze, non sulla storia retributiva passata.
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